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I dati nel corso di un incontro alla Università Mediterranea di Reggio C.
Economia criminale, illegale e sommerso in Calabria
La sede dell'UNIversita' di Reggio Calabria
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Reggio Calabria. 8/5/2009
C'è un sommerso di necessità, effetto della crisi che mette in ginocchio le aziende. Ma anche un sommerso "figlio" di un’economia criminale che utilizza mezzi illeciti per mantenere attività economiche di carattere legale e competere sul mercato>. E’ quanto emerso nel corso della giornata di studio "Economia Illegale, Economia Criminale, Economia Sommersa: Analisi e politiche di intervento" ospitata al dipartimento PAU della Mediterranea e promossa dal Professor Domenico Marino, ordinario di Politica Economica presso lo stesso Ateneo.
Rappresentanti del mondo accademico, politico, economico e culturale a confronto. All’incontro sono intervenuti, fra gli altri, don Valerio Chiovaro, docente di Abilità Relazionali presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, Benedetto Di Iacovo, Presidente Commissione Regionale per l’Emersione del Lavoro Non Regolare, Gaetano Giunta, Presidente Fondazione Horcynus Orca e Franco Laratta, Deputato e Componente della Commissione Parlamentare Antimafia.
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Il dato della Calabria. "La nostra regione, con le sue diverse polarità territoriali, è un interessante laboratorio di analisi: è una regione caratterizzata da un sistema produttivo sostanzialmente debole, legato ai settori produttivi più tradizionali, ha un mercato del lavoro regolare scarsamente dinamico, sconta croniche difficoltà di accesso al credito (o almeno al credito istituzionale, come vedremo meglio in seguito)". E’ quanto evidenziato da Benedetto Di Iacovo.
"Proprio il 5° Rapporto sull’economia e il lavoro sommerso in Calabria, curato dal prof. Marino - ha aggiunto Di Iacovo - offre dati aggiornati oltre che mettere in rilievo carenze e nuove tipologie di lavoro illegale e attività ai limiti della criminalità economica. Oggi, in Calabria, 1 lavoratore su quattro risulta essere in posizione di irregolarità. Disaggregando ulteriormente il dato, troviamo che uno su tre opera completamente in nero, ed ancora uno su tre risulta collocato in una sorta di zona grigia, una zona, potremmo definirla, a legalità parziale. Nella zona grigia, troviamo lavoratori che ricevono formalmente una busta paga regolare, ma vengono, in sostanza, retribuiti con un salario decurtato".
Francesco Chindemi
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